Intervista a Fra Alessandro

Anche quest’anno abbiamo avuto il piacere di vivere i giorni delle Quarantore insieme a Fra Alessandro, che, grazie alle sue omelie e alla sua predicazione, ci ha aiutato a riflettere e ad entrare più in profondità in questo periodo di Quaresima. Noi abbiamo scambiato qualche parola con lui, per conoscerlo meglio.

“Mi chiamo fra Alessandro e sono originario di Mozzecane, sono entrato in convento nel 1995, quando avevo 21 anni, ma sono diventato ufficialmente fra Alessandro l’anno successivo, quindi 23 anni fa.
Non c’è una vera spiegazione per cui io abbia scelto la vita di frate e non quella di sacerdote, sicuramente è una scelta a cui mi ha condotto il Signore.
La vita di frate è una missione di evangelizzazione più itinerante, senza una “fissa” dimora. Anche i sacerdoti non rimangono per tutta la vita nella stessa parrocchia, ma i frati hanno la possibilità di essere spostati più spesso, solitamente ogni 3 anni; cambiano la fratellanza, non hanno un ministero fisso, vedono varie parrocchie, varie realtà, hanno la possibilità di seminare la parola del Signore, anche se spesso non riescono a vederne il raccolto”.

Io al momento mi trovo a Monteveglio, in provincia di Bologna dove siamo in 9. La giornata di un frate è scandita da cinque momenti di preghiera, con le lodi e i salmi nei vari momenti della giornata, il rosario e la messa. E a questi momenti di preghiera si alterna il lavoro, perché in convento i frati si fanno tutto, dall’orto, alle pulizie di casa, alla manodopera, allo studio. Oltre a questo, siamo spesso chiamati a fare visita agli ammalati, a confessare o ad accompagnare spiritualmente chi ne ha bisogno e poi veniamo mandati in “missione” in altre comunità per diffondere la Parola del Signore, proprio come sto facendo qui.
Vi chiederete se non ci stanchiamo a pregare tutti i giorni così tanto. No, stanchezza non è il termine giusto, io direi piuttosto che a volte è dura pregare, ma lo è per noi come lo è per chiunque altro, perché alle volte sembra che le nostre preghiere non vengano accolte e allora ci si chiede “ma dove sei Dio?”. D’altro canto, però, se io pregassi e non sentissi questa “difficoltà” non sarebbe una preghiera autentica, perché la preghiera è fatta di dubbi e di dialoghi con Dio, di domande e solo i momenti di preghiera ti fanno trovare la pace.

Quest’anno per venire qui ad Isola Rizza mi sono preparato con la preghiera, ma anche con lo studio. Ormai è già il terzo di anno di fila che vengo ed ho pensato che se avessi detto sempre le stesse cose, magari ve le sareste ricordate e vi sareste stancati di ascoltarmi, così mi sono affidato al Signore per trovare le parole giuste, poiché io sono un suo strumento. Poi tante volte mi lascio trasportare e finché parlo mi vengono in mente altre cose, così spesso vado, come si suol dire “a braccio”.

Sono qui ad Isola Rizza per il terzo anno consecutivo, ma ero già venuto prima con don Angelo e prima ancora con don Daniele, ed ogni volta mi commuovo per l’accoglienza, la presenza, la familiarità e l’amicizia che si è creata. Questa è una grazia del signore.
Per questa Quaresima vi lascio una riflessione che parte dalla mia ultima omelia: Se provate a contare le stelle non potrete mai esattamente sapere quante sono, così dovrebbe essere la vostra fede in Dio, infinita come un cielo stellato. Non lasciate mai spegnere la fede e la speranza che è in voi.”

Lascia un commento