La testimonianza di fra’ Paolo

Venerdì 8 marzo si è dato inizio al tempo di Quaresima con un incontro che ci ha fatto riflette, allargare il cuore e fare qualche buon proposito.
A questo incontro hanno partecipato una trentina di genitori dei ragazzi del catechismo e con loro un bel gruppo di bambini ha potuto passare una serata insieme, seguito da volonterose animatrici.
Dopo un momento di preghiera iniziale, guidato dal nostro parroco don Daniele e la presentazione del libretto per la preghiera in famiglia della Diocesi (si può trovare in Chiesa); c’è stata la testimonianza di fra Paolo, dei Fratelli di San Francesco. Fra Paolo, di origini bergamasche, è missionario da oltre vent’anni tra Etiopia e Camerun, ed è dovuto rientrato in Italia a causa della guerra che ha già ucciso molte persone, anche tra i missionari, anche se, come ci ha detto, non vede l’ora di ripartire.
Ci ha raccontato della sua scelta di diventare frate, della fase di “insoddisfazione” giovanile che ha attraversato da adolescente e della conversione a Dio: “andavo in Chiesa di nascosto per non farmi vedere dagli amici” ci ha confidato. Infine, la sua scelta di partire per la missione: seppur nella povertà di mezzi, qui ha trovato la gioia e la ricchezza nell’incontro con le persone che l’hanno accolto con calore, nonostante fosse l’unico “bianco”. Durante la missione ha sperimentato la vita faticosa dei campi, insieme ai giovani etiopi, capendo che prima di annunciare il Vangelo è necessario condividere la vita con chi ti sta accanto, instaurare un rapporto, un dialogo e poi annunciare la Sua Parola ed invitarli nella casa del Signore; perché come ci ha ricordato dobbiamo imparare ad “abbassare le barriere e allungare la mano perché vale più un saluto che fare la carità”.
Una delle sue esperienze, che ha toccato molti dei presenti, è stata quella nelle carceri etiopi, dove la tortura è purtroppo ancora consentita e la legge tratta allo stesso modo un ladro di polli e un assassino, un bambino e un adulto. Fra Paolo ci ha poi raccontato il suo incontro con i bambini soldato, resi cattivi dalla droga e dal lavaggio del cervello che gli adulti li costringono a subire: anche in questi bambini è possibile far riemergere il buono, piano piano, con molta costanza e soprattutto tanta fede.
Le parole e i racconti di fra Paolo ci hanno aiutato a riflettere, in piccoli gruppi, su cosa significhi anche per noi, qui ed ora, nella nostra società essere cristiani autentici.
Tra tanti è emerso il desiderio di incontrarsi con gli altri in modo autentico, di spegnere le connessioni virtuali che oltre ad occuparci tanto tempo, non ci fanno vedere veramente chi abbiamo accanto, privandoci di un dialogo vero, di accettarci per come siamo, di una conversione sincera, di un primo passo per quel “ama gli altri come te stesso”; qualcuno così azzarda di iniziare qualche buon proposito per la Quaresima, i così detti “fioretti”, come per esempio: “Fai un invito a cena, con meno wi-fi e più sorrisi”.
Abbiamo concluso con un momento in Chiesa affidando i nostri propositi, i bambini etiopi e fra Paolo a Gesù presente nel Tabernacolo.

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