Una straordinaria sorgente per rifornirci dei beni che ogni cuore cerca.

Nella celebrazione del battesimo, al termine della professione di fede, una formula recita: «Questa è la nostra fede e noi ci gloriamo di professarla». Purtroppo, essendo stati praticamente tutti battezzati da neonati, quella formula l’abbiamo poco o niente interiorizzata. Dobbiamo recuperarla, perché non c’è niente di peggio del non avere una consapevolezza serena delle proprie convinzioni. Questo vale anche per il Natale, festa che tutti, credenti e non, cominciano ad aspettare appena tolti le luminarie e gli addobbi di quello che si è appena chiuso. I credenti, per tornare a riviverne il calore spirituale e il fascino umano; i non credenti, per tentare di nuovo di limitarne o azzerarne l’importanza e la bellezza.

È così anche quest’anno. Gli atei (spesso intellettuali da televisione e, purtroppo, insegnanti) lo ritengono un mito superato o addirittura pericoloso per il dialogo e l’integrazione tra genti diverse. I credenti sapienti (quelli che papa Francesco chiama i nuovi “gnostici”) che ritengono sconveniente abbassare la fede a sciocchezzuole come i presepi, le canzoncine, le luminarie. I duri e puri (quelli che papa Francesco chiama i nuovi “pelagiani”) che ripudiano gli aspetti popolari del Natale e vorrebbero farne uno strumento di contestazione contro il business disonesto e la politica arrogante. Non mancano poi i credenti timorosi che hanno ritegno a manifestare il loro amore per il Natale così come la tradizione ce lo ha consegnato, perché non vogliono essere tacciati di “bambinoni” dalle categorie precedenti che lo ritengono una festa per bambini.

Noi lasciamo da parte queste complicazioni e ci gloriamo di celebrare il Natale con tutto quello che la fede e la tradizione ci consegnano, perché in questa festa si concentra e si manifesta quella che la liturgia chiama “l’antica promessa di salvezza”, cioè Dio che viene tra noi, facendosi bambino povero, umile, indifeso, per offrirci la possibilità di raggiungere quello che tutti, in un modo o nell’altro, per vie giuste o sbagliate, cercano: la luce, la gioia, la pace, dati in dono.

Questo ci ricorda la parola di Dio. Dalla Santa Messa della vigilia, a quella di Mezzanotte, a quella del mattino e del giorno, tutti i brani che ci vengono proclamati sono come una melodia che ripete con tonalità e sonorità diverse le stesse note: luce, pace, gioia, dono.
«Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce»; «hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia»; «perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio»; «principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine»; «gioiscano i cieli, esulti la terra, risuoni il mare e quanto racchiude; sia in festa la campagna e quanto contiene, acclamino tutti gli alberi della foresta»; «un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce»; «vi annuncio una grande gioia»; «è nato per voi un Salvatore»; «e sulla terra pace agli uomini»; «i pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio»; «la luce splende nelle tenebre»…

Questo è il Natale del quale noi ci gloriamo: tornare a rifornirci a questi doni che il nonsenso, le proposte di vita allettanti, la litigiosità, l’arrivismo, l’animosità, i contrasti, le preoccupazioni, le incertezze del futuro… tendono a deteriore e consumare. Cerchiamo di farne un bel pieno. E se l’incanto poetico dei presepi, le luminarie, le canzoncine a ninna nanna, lo scambio dei doni, gli incontri tra parenti e amici ci aiutano… ben vengano!

http://www.paoline.it/blog/liturgia/2561-noi-ci-gloriamo-di-professare-il-natale.html

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