Festa della Madonna Addolorata 15.09.18 – Omelia e saluto di don Angelo.

Riportiamo di seguito l’omelia e il saluto che Don Angelo ha fatto alla nostra comunità durante la Santa Messa del 15 settembre.

Presso la croce, si compiono per Maria le parole di Simeone: “Egli – Gesù – è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, e anche a te una spada trafiggerà l’anima”. (Lc 2,34-35) Sono le parole che ci indicano la fatica di dover sempre confrontarci con noi stessi e la propria coscienza per far emergere la Verità della e nella nostra vita che da Cristo crocifisso viene illuminata; ciò si può fare solo presso la croce.

– per leggere la nostra vita con sincerità….
– per vivere le nostre relazioni con desiderio di comprensione, di aiuto…..
– per interpretare da cristiani i fatti, la società odierna, i problemi del mondo….
– per capire ed accogliere l’uomo che ci passa accanto, l’uomo senza aggettivi aggiunti…:
– il discepolo – noi – dobbiamo stare presso la croce, vicini a Gesù crocifisso.

Ogni scelta, ogni ruolo occupato nella vita e nella società, ogni servizio ecclesiale, la presenza attiva in parrocchia, trova il suo significato profondo, il senso vero, la lettura corretta, quando stiamo presso la croce del Signore che rimane sempre un segno di contraddizione, una spada che trafigge l’anima, ma anche l’unica realtà che ci aiuta a svelare a noi stessi i pensieri che albergano nei nostri cuori (e questo a volte fa male).
Lì, sotto la croce, Gesù ci dona come figlio a sua Madre, così che sua Madre-Maria, sia anche nostra madre. Del discepolo, il Vangelo dice: da quell’ora l’accolse con sé” (Divenne parte di sé, della sua vita).
Mi pare che per vivere una buona vita cristiana, che ci porti davvero verso il paradiso, dobbiamo prendere molto sul serio queste 2 espressioni:
– stare presso la Croce.
– accogliere con sé Maria, come Madre.
E questo non è un invito solo spirituale:
– guardare a Gesù.
– guardare a Maria perché ci conduca a Gesù.

La croce di Gesù, rimanda sempre ad ogni uomo oggi crocifisso con cui Lui si identifica ( avevo fame….. avevo sete…. ).
Come Maria, si accoglie con generosità e disponibilità la Parola del Signore, ma per andare in fretta dalla cugina Elisabetta, così si porta Cristo ai fratelli e al mondo.

Mi sono chiesto se ci sono riuscito almeno un po’ con voi…
Sono arrivato tra voi in un momento particolare della mia vita sacerdotale.
Un progetto di vita sacerdotale e di pastorale parrocchiale, preparato con passione con alcuni incaricati dal vescovo di allora, era stato lasciato cadere nel corso di alcuni anni e non certo per mia volontà. Questo mi ferì molto in quegli anni.
Mi sono sentito accolto da subito, c’erano delle aspettative dopo il lungo e fecondo “parrocchiato” di don Daniele Castagna.
Ho fatto un po’ fatica a fare il parroco da solo, dal momento che per 20 anni sono stato parroco assieme ad altri sacerdoti; prima di arrivare qui ero abituato a dire “ noi parroci, noi preti… “ mi pareva strano sentirmi – il parroco -.
Poi, penso l’abbiate capito da subito che non sono un trascinatore di folle; non sono uomo da eventi come va di moda oggi e di grandi iniziative.
Mi sento capace di un lavoro metodico, di consolidamento (da contadino o artigiano, più che da manager).
In una comunità cristiana, non si fa volontariato, magari per sentirsi più buoni, ma ci si pone a servizio del Signore e dei fratelli e degli uomini che abitano quel territorio, con spirito evangelico cioè restando presso la croce, accogliendo nella propria vita.
Ci si deve lasciare contaminare dagli altri, per guardare all’insieme più che al proprio particolare. Si deve imparare a gioire e rallegrarsi delle persone nuove che si avvicinano alla parrocchia, alle novità che portano con la loro presenza, anche se ci scombinano un po’ nelle certezze acquisite, nelle cose che magari facciamo da tanto tempo.
E in questa direzione di collaborazione fra persone e gruppi, di apprezzamento degli altri mi sono sempre mosso.
Senza rinunciare a dire la mia, a prendere una posizione quando serviva, però sempre con questa visione d’insieme.
Sono stato capito? Ci sono riuscito? Con alcuni? Con tanti? Non lo so! Di certo non con tutti! Ma questa è la vita, la realtà delle cose, la fatica delle nostre relazioni.
E adesso che sarà? Si continua…..
Tutti, sempre restando presso la croce e accogliendo con sé chiunque ci passi accanto. Io, mi lascio guidare da un pensiero di don Milani; ”….. una cosa è essere il prete che lavora nel posto dove l’hanno messo e lasciato e una cosa è essere in un posto per avere e conservare il quale si è brigato. … “. Vi assicuro che non ho mai brigato per una parrocchia o per un’altra, senza mai rinunciare a parlare con franchezza coi miei superiori.

Mi permetto un consiglio da prendere col sorriso: una cosa succede sempre per il parroco che cambia parrocchia o per la parrocchia che cambia il parroco.
E’ quello che io chiamo riposizionamento, che può essere una cosa buona, ma bisogna stare attenti! Per quanto mi riguarda, quando il vescovo mi ha chiamato, erano 10 anni che non mi chiamava per parlare di me. Avevo parecchie cose da dirgli, diventa logico un riposizionamento delle relazioni personali.
Nella parrocchia in cui andrò, è chiaro che molte cose per me cambieranno, dovrò per forza rivedere, riposizionarmi come parroco in una situazione nuova.

Ma questo succede anche per i parrocchiani che cambiano il parroco; per chi ha condiviso più da vicino o con più convinzione con il parroco uscente, idee, proposte, iniziative, ha un tipo di attesa verso il nuovo.
C’è chi si è adattato, pur lavorando con disponibilità, a cose che non condivideva fino in fondo in questo caso altre sono le attese. Poi c’è sempre chi cerca una rivincita personale o di gruppo. Chi cerca di avvicinarsi prima degli altri al nuovo parroco, per dirgli già come stanno le cose….. succede quasi ovunque.
Se dovesse succedere anche qui, ricordatevi che ve l’avevo detto! Non arrabbiatevi, non mormorate di questo, di quello…. Piuttosto rideteci su e avanti sempre presso la croce e accogliendoci per quello che siamo: peccatori, perdonati dal Signore.
Don Milani diceva: “Non penso a perché sono qui e a chi mi ci ha mandato, mi chiedo qual’è il mio compito qui”. Cerchiamo di farlo al meglio delle possibilità che ci sono date.

 

Trascrizione degli appunti di don Angelo.

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